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“Thank you! Bye Bye” è il terzo passaporto.

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Rullo di tamburi, fiato alle trombe, l’arcano è svelato!!!
Ma di chi è il terzo passaporto?
Voi cosa avevate scelto come risposta?
Tutti a chiederci di chi fosse questo benedetto terzo passaporto.

Perché tre passaporti?

Perché tre passaporti?

Ed eccola qui la risposta: mia moglie e mio figlio.
Sì, in sostanza abbiamo un po’ barato, non ve la prendete.
Tutto è nato per caso quando ho fatto una foto ai tre passaporti della famiglia Orizi-Borrello, foto fatta a casa prima di partire.

Diciamo che quindi questo post rivelatore può avere l’intento di evidenziare anche le difficoltà che un giovane(?) imprenditore deve affrontare per rincorrere il proprio sogno professionale.
Daniele sicuramente dirà che la metto sul drammatico, io dico sul romantico. Questione di punti di vista!!!

Stare lontano dalla propria moglie e da un bambino di poco più di due anni per circa 2 mesi non è facile.
Non è facile anche e soprattutto quando la tua azienda ancora deve dimostrare di poter crescere davvero, quando hai poco di sicuro alle spalle. L’unica cosa che ti rende più sicuro è certamente la vicinanza dei tuoi cari. E la loro fiducia.
Normalmente, nella vita quotidiana, ti porti dietro costantemente un po’ di senso di colpa perché sottrai del tempo prezioso a tuo figlio e a tua moglie.
Se poi parti per due mesi negli States!!!

E allora che fare?
Ti tassi e fai venire la tua famiglia almeno per dieci giorni a vedere cosa stai facendo, spezzi in questo modo il periodo in cui tuo figlio non ti vede (2 settimane prima, 10 giorni insieme e 3 settimane dopo) e li rendi partecipi del disegno che hai in testa. Dieci giorni nei quali tu, comunque, stai lavorando pesantemente e quindi non di ferie si tratta.
Bel viaggio per un bambino di due anni, 10 giorni, due jet-leg alle spalle. Speriamo che Matteo non me ne voglia. Ma il compito della mamma non è di certo dei più semplici (Alghero-Roma-New York-San Francisco e San Francisco-Parigi-Torino-Alghero cercando di distrarre un bambino costretto a volare per tutte quelle ore).
:-)

Sono arrivati il 26 Febbraio e sono tornati in Italia l’8Marzo.
Con loro siamo riusciti a vedere qualche bel posto qui in California (San Francisco, Monterey, Santa Cruz, Half Moon Bay) e soprattutto è andata meglio del previsto. Pensavo che mia moglie e Matteo si sarebbero un po’ stressati in albergo ad attenderci, non avendo i mezzi per muoversi. E invece mi hanno stupito. Antonella si è innamorata della California e di San Francisco in particolare!!!
E Matteo è stato davvero sereno, con la mamma che gli ha potuto dedicare tutto il tempo a disposizione.

I tre passaporti: Marcello, Matteo e Antonella

I tre passaporti: Marcello, Matteo e Antonella

Sono sicuro di poter affermare una cosa che sperimento ogni giorno nella mia carriera professionale, prima da dipendente e ora da imprenditore, e che credo chiunque con un po’ di buon senso possa condividere. La serenità familiare è la base sulla quale creare qualunque storia di successo.
Si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna.
Io posso dire di avere una grande donna alle mie spalle, se poi sarò un grande uomo ancora non si può dire, ma sicuramente parto avvantaggiato.
:-)

Ah… scusate mi sono scordato di spiegare il titolo… credo basti dire che Matteo salutava tutti i californiani con un “Thank you! bye bye”… è suo il terzo passaporto!!!

P.S.: ora non so come potrò fare fronte alle battute di Daniele dopo questo post “drammatico”. Datemi dei suggerimenti, please!!!

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mar 10th by marcelloorizi

9 commenti

  1. Sinceramente oggi, la mia giornata era cominciata molto loffia.

    Tu me l’hai sollevata, grazie per aver condivo un pezzetto della tua famiglia con noi e buona giornata nella valley :-)


    thesp0nge



  2. Grande donna, grande uomo ma aggiungerei…..grande Matte………
    Un bacio
    Rita
    P.S.Adesso è piccolo ma da grande capirà di essere stato un bambino fortunato, a due anni in California. Spettacolare.


    Rita



  3. Proprio ieri sera a cena parlavo di tutto questo con un amico che ha un’azienda. Si lamentava un po’ di come la sua ragazza facesse fatica a capire l’importanza di tutte quelle ore trascorse in ufficio e dei numerosi viaggi, la gioia dei successi e la tristezza delle frustrazioni. Sostenere un uomo in questo è complicato, è vero. Soprattutto se c’è un figlio di mezzo. Ma se rendi la famiglia il più possibile partecipe del tuo lavoro ecco che l’obiettivo diventa comune e il carico più leggero. Per cui complimenti per come tu, Anto e Matteo state affrontando questo momento di transizione: nella vita niente è impossibile di per sé, bisogna sempre provarci. Sono davvero orgogliosa di voi :) ))


    Serena



  4. bel post! E complimenti per i posti scelti, gli stessi che mi visitavo io nei fine settimana :-)


    Luca



  5. Siete bellissimi….mi fai commuovere!!! Eh sì, cara Antonella, è destino che sposare un Orizi voglia dire ” sacrificio “…vedrai che il tempo ripagherà tutto, te lo dice una che l’ha seguito 10 anni in giro per l’Italia…!!!…Marce’tu però, in quanto a distanza hai battuto tutti gli Orizi in assoluto…!!! :-)


    Stefania



  6. …….ma come è possibile perdere l’occasione di un bel viaggio negli States!
    …..ragazzi a quando la prossima trasferta?
    ……Sidney????


    Antonella



  7. Siete troppo forti!
    Bacioni di cuore…
    Jac


    Doctor Brand



  8. Ciao Marcello & family. Siete troppo forti!


    Stefano



  9. BRUMM BRUMM BRUMM!!!! Matteo è un MITO!!!


    Stefano



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