20th

Video dalla gran finale del Mind The Bridge

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Ciao ragazzi,
scrivo al volo.
Abbiamo promesso di darvi i contributi multimediali ed ecco qui i primi.

Ecco le nostre sensazioni a caldo alla fine della giornata:

E qui i discorsi finali e la proclamazione della vincitrice VRMedia:

Speriamo di farvi avere prestissimo i video delle presentazioni e un bell’articolo che descriva quanto è stato bello partecipare a questo evento !!!

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mar 20th by marcelloorizi Continue Reading
18th

Sensazioni a caldo

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Questo post è un po’ diverso dagli altri… lo scrivo così, di getto…. quel che sarà sarà…. e non contiene nessuna verità, solo impressioni.

Qui in Silicon Valley è tutto grande, se vai al supermercato trovi delle confezioni giganti, per non parlare della carne. Le strade sono enormi, tutto in piano.
Se vai da Starbucks, e ci vai perché è impossibile non entrarci nemmeno per sbaglio, causa numero imprecisato di filiali, occhio a quale menu ordini, stessa cosa per BurgerKing. La Coca Cola qui rischi di portartela via in un bidoncino.
Qui mi ha colpito la seguente scritta stampata sul dispenser delle buste della spesa fatte di stoffa presenti in un supermercato. Mi ha colpito specialmente il termine “reduce”, nel paese del consumismo più sfrenato.

Rebag, reduce, rethink

Rebag, reduce, rethink

Qui una società che ha realizzato un sito di incontri nel quale ci si possono inviare, a pagamento, dei regali virtuali ha ricevuto una pre-money evaluation di 150 milioni di dollari, in Italia (in questo caso direi forse giustamente) avrebbero detto loro di mettersi a lavorare. Ma è il modello di business che conta e loro sono stati bravi. C’è il mercato, grande, e loro ci sono.
Qui la cosa più bella che ho percepito è una smisurata attenzione per il cliente. Un’attenzione programmata sul cliente, il contrario di ciò che avviene in Italia dove il cliente conta se è un cattivo cliente o per la caritatevole e spontanea attenzione di chi lo serve.
Qui, per dare un’idea, in ogni catena, ogni commesso ha un biglietto da visita, e se sa il tuo nome ti chiama per nome. Al ritiro della macchina, l’inserviente aveva un cartellino con sopra scritto “customers make me smile”. I camerieri, che lo fanno soprattutto per la mancia, verificano che tutto vada bene ogni minuto (provato da cheesecake factory).
Siamo stati da Facebook e la cosa che mi ha colpito è proprio questo aspetto che appariva quasi come una ossessione… noi vogliamo fare ciò che gli utenti si aspettano… per questa cosa vedremo cosa vogliono i clienti…
A me e Daniele basterebbe avere solo un decimo di questa ossessione per diventare dei grandi imprenditori.
Credo che questa ossessione nel realizzare ciò che l’utente desidera sia una delle carte vincenti di questa realtà, di questa mecca tecnologica e insaziabile.
Ma poi penso ad Apple e penso alla capacità di generare desiderio nei clienti. Loro non possono aver dato ascolto a ciò che l’utente voleva perché hanno anticipato le sue richieste… le sue richieste, sue… OK Steve maestro dell’ossesione per soddisfare il cliente.
La multietnicità qui pare essere compiuta e realizzata. I cinesi sono ovunque (San Francisco è nota per questo nel mondo), a tal punto che quando siamo andati da Verizon Wireless, la commessa cinese ha chiamato T-Mobile (credo ci sia una partnership) e si è messa a parlare in cinese con la persona dall’altra parte della cornetta, sempre che fosse cinese e non coreana o giù di li.
Entri in Google, e ai colori del logo ripresi ovunque (anche nei piatti della mensa), uno diverso dall’altro, corrispondono i diversi colori delle facce di chi ci lavora. Pochi italiani, ma tantissime persone sorridenti e positive da tutto il pianeta.
Qui è facile trovare chi crede in Dio e chi no fianco a fianco.

Grazie. Occasione troppo bella per farsi scappare la foto.

Grazie. Occasione troppo bella per farsi scappare la foto.

Qui è più facile capire i maschi quando parlano, rispetto alle donne. Oddio, questo anche in Italia. Qui quando mi parla un nero ho più difficoltà a capire rispetto agli asiatici o ai caucasici. Se poi chi vi parla è una commessa nera allo stand della T-Mobile, siete costretti a chiederle 10 volte “can you speak slowly?” e lei “yes,beugbewqigowg”. Questa è la terra di Obama, e ti piace vedere che tutti sembrano avere potenzialmente le stesse opportunità (lo so che non è così, non sono ingenuo, ma è una riflessione a caldo).
Qui vedi bandiere americane ovunque, ostentate. Questa è una religione.

Qui siamo appena arrivati e ci pare di avere già perso tempo perché ci sono potenzialmente mille cose da fare e troppe persone da conoscere, il nostro business plan da migliorare e la lingua da allenare.
Ti senti piccolo, molto piccolo, in un acquario grande e col jet leg ancora in testa ma, chi lo sa, con tenacia ed entusiasmo qui ti pare tutto lecito… anche sognare!!!

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feb 18th by marcelloorizi Continue Reading