13th

54 ore, una fortuna e una riflessione personale

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Ci sono momenti particolari nella vita in cui ti soffermi a chiederti se quello che stai facendo abbia un senso o meno. Momenti come quelli che ho passato in macchina ieri notte rientrando con mia sorella Serena ad Alghero da Cagliari attraverso una particolare via crucis alla ricerca di un distributore di benzina che accettasse le carte di credito (abbiamo temuto di non arrivare a casa).

Stavamo rientrando da 54 ore di puro godimento al primo startup weekend svolto in Sardegna presso la sede di Tiscali Open Campus, durante il quale ho avuto la fortuna di essere uno dei coach che hanno aiutato i team, appena formati, a sviluppare in così breve tempo la loro idea imprenditoriale (a proposito ragazzi, teniamoci in contatto, il mio account twitter è @marcelloorizi, oppure cercatemi su LinkedIn).

Sì, una fortuna, e un momento forte di riflessione.

Prima di spiegare il perché, faccio una doverosa premessa. Nessuno pensa che in 54 ore si possa fare un’azienda, nessuna delle persone in gara è così ingenua da pensare che il giorno dopo inizierà a guadagnare senza nessuna fatica… anzi, nell’aria ho respirato la bellissima modestia di chi sa il proprio mestiere e sa che bisogna impegnarsi nella vita per realizzare i propri sogni.

Allora qual è stata la fortuna? La fortuna è stata, per me, ricevere un’iniezione di entusiasmo incredibile.

Dovete sapere che per me venerdì era stato uno di quei giorni, lavorativamente parlando, difficili… e proprio venerdì è iniziato Startup Weekend Cagliari (#swCagliari).
Sono arrivato scarico, nervoso, quasi pentito di aver garantito la mia presenza alla tre giorni. Pensavo anche che forse la giornata di lavoro non fosse andata bene proprio perché non l’avevo trascorsa in ufficio su un determinato progetto ma in viaggio verso Cagliari… e la mente continuava a pensare forse qui e forse là.

Ma soprattutto, ritornava la domanda che mi sovviene tantissime volte: faccio il mio bene e quello della mia azienda partecipando in maniera così attiva a questo tipo di eventi? Parlo tanto di focalizzarsi e poi …

E poi… invece … le 54 ore.

54 ore passate insieme a una ragazza dalla voce sottile che da venerdì sera a domenica sera tira fuori una grinta che non avrei creduto e fa la sua presentazione con orgoglio; un ragazzo che appare a prima vista ostile e quasi contrario ai suggerimenti e invece si scioglie, forte del suo team, e accoglie i consigli con grande umiltà (segno di intelligenza); la banda di nerd che invece di pensare a fare una grande presentazione doveva a tutti i costi realizzare le app per Android e iPhone guidata da una evidente passione; la mamma che tira fuori un carattere e una simpatia contagiosa, oltre a un mercato sicuramente interessante; il ragazzo sveglio, occhio furbo, che lo vedi per tre giorni adrenalinico e ti mette un’ansia incredibile perché vuole spaccare il mondo e raccontare la sua idea come la divina commedia e che, sorprendentemente per me, riesce a farla stare dentro i 5 minuti …

54 ore con chi le aziende le sta facendo davvero: come stiamo provando a farla Daniele Idini, il mio socio, ed io; i lunghi discorsi con Alberto D’Ottavi (Blomming) e Carlo Mancuso e Gabriele Littera di Sardex. Le confessioni sulla faticosa vita dello startupper raccontate, con simpatia, nelle loro presentazioni.

Le ore, i bicchieri di vino, i discorsi serissimi e le risate con gli altri coach: Nicola Pirina, Marco Zoncu (mio carissimo amico dai tempi dei nostri studi in Ingegneria Informatica a Pisa), Luca Manunza…

Un montare di energia contagiosa, perché l’entusiasmo si trasmette, perché solo l’ottimismo ti fa alzare dal letto e ti fa affrontare anche i venerdì neri.

Alla fine, vedere Renato Soru sorridere sereno mentre si gode l’entusiasmo di questi ragazzi, che sono tutti contenti perché hanno fatto del loro meglio… nervosi per la presentazione che devono fare, ma contenti.

Gli applausi dell’auditorium non mancano a nessuno dei team e, anzi, è un continuo incitamento.

Nessuno sa se questi ragazzi ce la faranno davvero, tutti sanno però che hanno già dimostrato che possono farcela.

Niente da fare, il pensiero del venerdì nero se ne va con la loro energia e il loro entusiasmo è la mia fortuna.

Resta il momento di riflessione tutta mia personale e che mi piace condividere: vale la pena o no per me, per la mia azienda?
Penso proprio di sì, oggi in ufficio ho un’altra energia e un altro ottimismo.
Penso che ci siano molti modi per essere imprenditore: io evidentemente rientro in quella categoria che lo fa per passione. Devo divertirmi per trovare le giuste energie.

Grazie quindi a tutti quei ragazzi che ho provato ad aiutare nelle 54 ore e da cui ho ricevuto così tanto entusiasmo.

You guys rock!

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12th

Made in Italy by Marco Magnocavallo

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In questo blog, come sapete, ci piace raccontare belle storie di successo che possano in qualche modo generare una “cultura dell’esempio”.
Come dice Kawasaki, si devono celebrare le star affinché si possano generare sani tentativi di emulazione.

Per fare un primo esempio, noi per primi, forse non saremmo mai partiti se non ci fosse stata l’esperienza di Renato Soru con Tiscali… che ha dimostrato che anche in Sardegna si possono creare aziende importanti (e prima di Tiscali, Videonline ha aperto altre strade).

Quello che segue è uno stralcio dell’intervista a Marco Magnocavallo pubblicata sul blog di Stefano Passatordi, uno startupper italiano che sta lanciando il servizio Ibrii.

Letta la breve biografia, non si può che definire Marco un imprenditore seriale di successo e fargli i complimenti.

Ciao Marco, anche se in Italia sei già conosciuto ed affermato come imprenditore web di successo, vuoi presentarti e dirci chi sei e cosa fai?

Amo il web e mi diverto a ideare e lanciare prodotti.

Ho iniziato nel 1996 fondando una web agency (Communicate!) nella quale ho fatto un po’ di tutto: programmatore prima, project manager dopo e negli ultimi due anni, con una struttura di 25 persone e clienti di medio-grosso calibro – Poste Italiane, McKinsey, Lycos, Daimler-Chrysler – il CEO.
Ho venduto Communicate! a una società in pre-IPO, poi ho fondato un sito di e-commerce (litebox) per cui ho firmato la cessione a Jumpy/Fininvest. In seguito ho fatto partire un servizio di customer care online via chat (LiveSupport) di cui ho ceduto due anni dopo le quote a investitori privati, poi ho fatto insieme ad altri soci un management buyout di un ISP con 13 sedi in italia e 10.000 PMI clienti. Dopo aver ristrutturaro e riportato in utile la società ho ceduto le mie quote a soci privati.

In ultimo ho fondato Blogo, il network di blog verticali che raggiunge ormai 12 milioni di utenti unici mensili in quattro paesi e di cui sono il CEO. Nel 2007 abbiamo ceduto una prima quota di Blogo a Dada e nel 2008 una seconda tranche.

Nel tempo libero sto lavorando a un paio di progetti laterali: tipsandtrip.com – un taccuino di appunti di viaggio per iPhone – e dreamr.com – sapete che a marzo 2010 iPad è stata la cosa più sognata nel mondo?

Ho due bambini fighissimi, una fidanzata stupenda, una ex moglie e due gatti. Amo lo snowboard, la vela e giocare a Super Mario con i miei bimbi.

Qui invece trovate il post originale.

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