07th

Microcredito e PIA: bandi scritti male (?)

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Premessa essenziale: Prossima Isola è nata grazie a dei bandi pubblici che abbiamo vinto. Senza quei bandi pubblici forse non avremmo trovato il coraggio di partire ed oggi, in una realtà come quella del Nord Sardegna (una delle aree maggiormente depresse di tutta l’Italia), a meno di 3 anni di vita, non esisterebbe una piccola azienda che dà lavoro a 10 persone, senza un euro da clienti pubblici.
Quello che segue è uno sfogo e una richiesta di maggiore attenzione verso quelle aziende che davvero sono in grado di creare occupazione, ovvero le startup ad alto contenuto innovativo (cercate su google le ultime indagini statistiche relative al mercato americano e guardate chi nell’ultimo anno ha creato posti di lavoro in America, non vi anticipo la risposta).

Ciao a tutti,
racconto la mia esperienza in due recenti bandi finanziati dalla Regione Sardegna: Microcredito e PIA.

Il Microcredito prevedeva la concessione di un finanziamento fino a 25000 euro, a condizioni vantaggiose. Il PIA una serie di contributi a fondo perduto per attività di R&S.

Ebbene, ecco la mia estrema sintesi:
Microcredito: dopo aver scritto tutta la documentazione e fornito tutta una serie di integrazioni, risultiamo troppo ricchi per partecipare. In realtà, sfido chiunque dalla lettura del bando a capire che questo fosse precluso a chi disponesse di un immobile come seconda casa (requisito di non bancabilità). Nel mio caso, possiedo due bilocali, in uno ci abito ad Alghero, e in uno ci abitavo quando vivevo vicino Varese. Sommandoli insieme, non fanno 100 metri quadri. Ma non fa niente, sono un riccone, niente bando. Non fa niente se sono quasi tre anni che percepisco un reddito ridicolo o non lo percepisco. Sono un riccone.
Mi piacerebbe però vedere i nomi di chi vincerà il bando, per verificare chi effettivamente ne usufruirà. Ho paura che in questo caso la burocrazia creata servirà a tarpare le ali agli onesti, a chi dichiara, a chi non intesta le proprie cose ad altri, a chi non risulta nullatenente con il macchinone etc…

PIA: abbiamo scritto il bando insieme a un’altra azienda per un progetto davvero fortemente innovativo, con un mercato chiaro, un canale di vendita già in piedi (perché abbiamo già dei clienti), difendibile tecnologicamente… mah… mah… quei geni che stanno alla Regione Sardegna, perché di geni si tratta, hanno equiparato le aziende di ICT e le aziende di servizi in genere alle aziende industriali che tipicamente, per avviare un proprio piano di sviluppo, necessitano di investimenti importanti (macchinari, uffici, etc…). Morale della favola: l’art 6 obbliga le aziende a presentare un piano per almeno 400′000 euro. OK, forse le finalità reali di questo bando sono quelle di finanziare le grandi imprese, ma allora non dicano che con questo strumento verranno finanziate le aziende sarde ICT. Di aziende sarde ICT in grado di presentarsi a questo bando, senza gonfiare costi, se ne conteranno sulle dita di una mano, le altre saranno sicuramente le solite ditte grandi della penisola pronte a fare man bassa di soldi facili. Facciamo una scommessa? Di queste aziende non sarde che verranno a prendersi i soldi della Regione Sardegna, quante avranno creato posti di lavoro costanti nel tempo fra 3 anni? Lancio un’idea, che la Regione si impegni a comunicarci questo dato.

Che dire? Che forse non sono questi i bandi che avevano come finalità il finanziamento delle aziende sane, giovani, innovative e con gran voglia di fare. Questi due bandi erano finalizzati alle persone in difficoltà e alle grandi aziende.
Rimango in attesa di vedere quali saranno allora i bandi per aziende come le nostre, quelle che cercano di cambiare la nostra regione, il resto per me paiono assistenzialismo e aiuti ad aziende in difficoltà.
Questi bandi saranno forse anche gli ultimi prima che la Regione Sardegna esca dall’obiettivo 1. Che tristezza averli scritti così, suonano come un’altra occasione persa.

My 2 Cents.
Marcello

P.S.:
Ecco l’articolo del bando PIA:
Art. 6 – Piani di Sviluppo Aziendale
2. Il costo ammissibile complessivo del Piano di Sviluppo Aziendale non deve superare l’importo massimo di 20.000.000 di euro, fatti salvi i massimali indicati per i singoli Piani specifici. Il costo ammissibile complessivo del Piano di Sviluppo Aziendale non deve essere inferiore all’importo minimo di 250.000 euro per le imprese artigiane e di 400.000 euro per le imprese industriali.

P.P.S.: comunque le idee che volevamo presentare le realizzeremo lo stesso e col vantaggio di non avere cavilli burocratici e l’overhead delle rendicontazioni

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