12th

Silicon Valley in Sardegna? (parte seconda)

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Oggi mi ricollego al post scritto ieri da Marcello e vi propongo il mio commento all’articolo scritto da Pietro Zanarini su Nòva che potete trovare a questo indirizzo
( http://pietrozanarini.nova100.ilsole24ore.com/2010/03/what-about-a-sardinia-silicon-valley.html )

Ciao Pietro,
sono un “giovane” imprenditore sardo, lavoro nell’ambito dei servizi web e in questo momento mi trovo in Silicon Valley.
Quale migliore occasione per commentare questo articolo?
Faccio alcune considerazioni prendendo spunto dai commenti, in particolare da quanto hanno detto Luca e Giorgio.
Ritengo che la situazione sia paragonabile al gatto che si morde la coda. Provo a spiegarmi.
La politica dovrebbe credere e favorire l’imprenditoria nei nuovi settori tecnologici
-> Di conseguenza le università dovrebbero formare negli studenti una cultura imprenditoriale -> I giovani laureati dovrebbero quindi essere maggiormente propensi al rischio -> Le idee imprenditoriali che fisiologicamente falliscono (è vero quanto sostenuto da Luca al punto 4) dovrebbero trovare terreno fertile per cominciare con nuove attività ma per far questo dovrebbe essere più semplice creare nuove aziende…e qui si torna alla politica.
Questo processo, purtroppo, non non si verifica!
Analizzo i vari punti:


1) La politica crede nell’innovazione in Sardegna?
A questa domanda non so che rispondere, non ho neanche le conoscenze necessarie per sapere se delle leggi regionali “ad hoc” possano favorire la nascita di aziende a basso costo.
Questo è un aspetto fondamentale. Ad oggi per creare una nuova azienda servono un bel po di soldi che spesso dei giovani non hanno (capitale sociale, notaio, commercialista, consulente del lavoro). Soldi che servono solo per aprire l’azienda e gestire gli aspetti burocratici. Considerato questo grande dazio che bisogna pagare all’ingresso ti accorgerai che è molto più difficile rischiare in Sardegna ( e in Italia in genere) piuttosto che qui in SV.

2) Le università
Qua le università indirizzano gli studenti verso l’imprenditoria nei settori innovativi. Tantissime realtà sono spin-off universitari. Una cura maniacale nei confronti del cliente, focus, mercato. Gli obbiettivi delle università sono: formare persone che grazie alle loro idee possano creare prodotti da lanciare sul mercato.
Cosa succede in Sardegna e in Italia?
Conosco alcune persone coinvolte in spin-off universitari italiani con pessimi risultati, non per la mancanza di preparazione da parte dei giovani, ma molto spesso per colpa dei professori universitari. Gli obbiettivi sono diversi: i professori cercano pubblicazioni e riconoscimenti non hanno l’interesse ad andare sul mercato, per cui anche una buona idea è destinata,nella maggior parte dei casi, a morire.

3) Propensione a rischio dei giovani
Purtroppo ci sono pochi giovani pronti a rischiare (da noi si cerca il “posto fisso”) ma questo è anche un fattore culturale. Se un’idea va male sei considerato un fallito. Qui in SV se un’idea va male sei pronto per un’altra e soprattutto sei più esperto perché probabilmente la seconda volta non commetterai gli errori fatti in passato. Io stesso, se oggi ripartissi con una nuova idea, probabilmente non farei tanti errori commessi in passato!

4) Terreno fertile
Questo aspetto è fondamentale ed è molto legato al networking. Io ho un’idea, la sviluppo, conosco persone che mi aiutano, fallisco e poi magari con una delle tante persone incontrate posso partire con lo sviluppo di una nuova idea.

Io credo che la Sardegna abbia gli elementi necessari, ma molto pochi per essere sufficienti, per creare un tessuto simile alla Silicon Valley ma da una parte la politica e le università devono svegliarsi dall’altra i giovani devono imparare a rischiare.
- La politica dovrebbe favorire la nascita di nuove imprese a basso costo di apertura e gestione.
- Le università dovrebbero proporre corsi di laurea molto verticali e specifici su imprenditoria 2.0 e nuove tecnologie. Dovrebbero essere capaci di attirare studenti e professori da tutta Italia e, perchè no, da tutto il mondo. Un approccio simile farebbe arrivare tanti VC (sono estremamente convinto di ciò).
- I giovani, da parte loro, dovrebbero essere meno pessimisti, dovrebbero provare a concretizzare le proprie idee di business e non abbattersi se un progetto fallisce.

Se mi è permesso provo a dare 2 consigli:

1) Sviluppare la propria idea, anche se i soldi sono pochi, da una soddisfazione che difficilmente si trova lavorando in altre aziende. Ve lo dice uno che ha lasciato stipendio e sicurezze per inseguire un sogno, quindi provateci!
2) In Sardegna si vive veramente bene
:-)

Un saluto dalla Silicon Valley
Daniele

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mar 12th by danieleidini

One Response

  1. Caro Daniele sono perfettamente daccordo con te. E sono convinto che il tuo secondo consiglio… da me colta come un’affermazione, sarebbe fortemente rafforzata se il vostro sogno si trasformerà in esempio per tutti noi europei, italiani…e perchè no sardi! La sardegna potrebbe diventare terreno fertile anche grazie alla vostra esperienza…non dimenticatelo. Manca tanto così perchè siate voi l’esempio da seguire. Coraggio! siamo tutti con voi! un abbraccio! ;)


    Matteo B.



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