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Sensazioni a caldo

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Questo post è un po’ diverso dagli altri… lo scrivo così, di getto…. quel che sarà sarà…. e non contiene nessuna verità, solo impressioni.

Qui in Silicon Valley è tutto grande, se vai al supermercato trovi delle confezioni giganti, per non parlare della carne. Le strade sono enormi, tutto in piano.
Se vai da Starbucks, e ci vai perché è impossibile non entrarci nemmeno per sbaglio, causa numero imprecisato di filiali, occhio a quale menu ordini, stessa cosa per BurgerKing. La Coca Cola qui rischi di portartela via in un bidoncino.
Qui mi ha colpito la seguente scritta stampata sul dispenser delle buste della spesa fatte di stoffa presenti in un supermercato. Mi ha colpito specialmente il termine “reduce”, nel paese del consumismo più sfrenato.

Rebag, reduce, rethink

Rebag, reduce, rethink

Qui una società che ha realizzato un sito di incontri nel quale ci si possono inviare, a pagamento, dei regali virtuali ha ricevuto una pre-money evaluation di 150 milioni di dollari, in Italia (in questo caso direi forse giustamente) avrebbero detto loro di mettersi a lavorare. Ma è il modello di business che conta e loro sono stati bravi. C’è il mercato, grande, e loro ci sono.
Qui la cosa più bella che ho percepito è una smisurata attenzione per il cliente. Un’attenzione programmata sul cliente, il contrario di ciò che avviene in Italia dove il cliente conta se è un cattivo cliente o per la caritatevole e spontanea attenzione di chi lo serve.
Qui, per dare un’idea, in ogni catena, ogni commesso ha un biglietto da visita, e se sa il tuo nome ti chiama per nome. Al ritiro della macchina, l’inserviente aveva un cartellino con sopra scritto “customers make me smile”. I camerieri, che lo fanno soprattutto per la mancia, verificano che tutto vada bene ogni minuto (provato da cheesecake factory).
Siamo stati da Facebook e la cosa che mi ha colpito è proprio questo aspetto che appariva quasi come una ossessione… noi vogliamo fare ciò che gli utenti si aspettano… per questa cosa vedremo cosa vogliono i clienti…
A me e Daniele basterebbe avere solo un decimo di questa ossessione per diventare dei grandi imprenditori.
Credo che questa ossessione nel realizzare ciò che l’utente desidera sia una delle carte vincenti di questa realtà, di questa mecca tecnologica e insaziabile.
Ma poi penso ad Apple e penso alla capacità di generare desiderio nei clienti. Loro non possono aver dato ascolto a ciò che l’utente voleva perché hanno anticipato le sue richieste… le sue richieste, sue… OK Steve maestro dell’ossesione per soddisfare il cliente.
La multietnicità qui pare essere compiuta e realizzata. I cinesi sono ovunque (San Francisco è nota per questo nel mondo), a tal punto che quando siamo andati da Verizon Wireless, la commessa cinese ha chiamato T-Mobile (credo ci sia una partnership) e si è messa a parlare in cinese con la persona dall’altra parte della cornetta, sempre che fosse cinese e non coreana o giù di li.
Entri in Google, e ai colori del logo ripresi ovunque (anche nei piatti della mensa), uno diverso dall’altro, corrispondono i diversi colori delle facce di chi ci lavora. Pochi italiani, ma tantissime persone sorridenti e positive da tutto il pianeta.
Qui è facile trovare chi crede in Dio e chi no fianco a fianco.

Grazie. Occasione troppo bella per farsi scappare la foto.

Grazie. Occasione troppo bella per farsi scappare la foto.

Qui è più facile capire i maschi quando parlano, rispetto alle donne. Oddio, questo anche in Italia. Qui quando mi parla un nero ho più difficoltà a capire rispetto agli asiatici o ai caucasici. Se poi chi vi parla è una commessa nera allo stand della T-Mobile, siete costretti a chiederle 10 volte “can you speak slowly?” e lei “yes,beugbewqigowg”. Questa è la terra di Obama, e ti piace vedere che tutti sembrano avere potenzialmente le stesse opportunità (lo so che non è così, non sono ingenuo, ma è una riflessione a caldo).
Qui vedi bandiere americane ovunque, ostentate. Questa è una religione.

Qui siamo appena arrivati e ci pare di avere già perso tempo perché ci sono potenzialmente mille cose da fare e troppe persone da conoscere, il nostro business plan da migliorare e la lingua da allenare.
Ti senti piccolo, molto piccolo, in un acquario grande e col jet leg ancora in testa ma, chi lo sa, con tenacia ed entusiasmo qui ti pare tutto lecito… anche sognare!!!

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feb 18th by marcelloorizi

8 commenti

  1. Preparate il posto… :) che qui mi sa dureremo poco!


    Diego



  2. …questo post rispecchia il famoso: yes we can!! Bellissimo.


    stefano cucca



  3. Si bene sognare ma in GRANde mi raccomando
    Ciao
    dom


    domenico



  4. Bellissimo post. You make me smile, too :)


    Serena



  5. Bel post, e sottolineo tutto quello che scrivi.

    La differenza principale nell’approccio con i clienti è dovuta ad un elemento fondamentale: mentre in Italia i “commessi” dei negozi si prendono il loro misero stipendio e alcuni (non tutti, per carità) fatto il lavoro svogliatamente e sembra sempre che quando chiedi qualcosa ti facciano un favore a risponderti, in America non hai “commessi”, ma venditori. Ogni addetto che trovi da Walmart, da BestBuy, da Fry’s Electronics e qualunque altro negozio/grande magazzino, è in realtà un venditore che guadagna buona parte del proprio stipendio in funzione di quanto vende, per cui è estremamente stimolato.

    Noterete che negli scontrini c’è quasi sempre il nome del venditore, addirittura nei ristoranti, visto che devi lasciare la mancia, a volte ti scrivono “Thank you” a penna negli scontrini, firmandosi. Una cameriera in un ristorante giapponese che frequentavo spesso a Palo Alto, in ogni scontrino mi disegnava un “fumetto” diverso, molto simpatica e cortese.

    Talvolta questa cosa può anche essere un difetto. C’è un negozio di articoli per la fotografia professionale che frequentavo (Calumet, a S.F.) dove dovevi andare ben sicuro di quello che volevi. Non amavano perdere troppo tempo a darti info, in quanto essendo un negozio per “pro”, si dava per scontato che sapessi quello che cercavi. Infatti se uno perdeva troppo tempo con te a darti spiegazioni, stava in pratica vendendo di meno, ovvero guadagnando di meno.

    Vi lascio con questa foto, in tema con “tutto grande”: http://bit.ly/cjA0xQ

    E’ fatta a Muir Woods, bosco delle sequoie giganti… Si trova poco a nord del Golden Gate Bridge, vi suggerisco di farci una capatina, per sentirvi ancora + piccoli… :-)


    Luca



  6. Beh se quello è il paese del “tutto grande”..direi che finalmente..i piedi e le mani di Daniele hanno trovato il giusto posto dove stare .. ;)


    Maurizio



  7. bellissimo articolo anche se il fatto che in usa sia tutto grande non e’ un bene fino a pochi anni fa producevano migliaia di macchine alla pene di segucio con cilindrate enormi con rendimenti pessimi! Speriamo che riducano perche’ sono uno dei primi paesi per inquinamento!!
    ciao e in bocca al lupo vi ho aggiunto nel mio feedreader quindi probabilmente ripasso! :-D


    evilripper



  8. Mi associo ai vari BELLISSIMO POST daidaidai che facciamo il tifo e voi avete la tenacia giusta per realizzare i sogni


    paola



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