19th

Fallimento, grazie e retry!

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Oggi con Daniele abbiamo fatto un elenco mentale dei principali imprenditori sardi.
Abbiamo escluso i palazzinari ed abbiamo cercato chi realmente offre qualcosa di innovativo e di importante.

Fra questi ci è venuto in mente il nome di Tusacciu, l’imprenditore della Plastwood, la società che produceva i GeoMag, un caso che è stato davvero un grande successo.
Anzi, potremmo dire, che proprio il suo enorme successo sia stata la causa di una successiva difficoltà che ha portato poi l’azienda al fallimento.

Si, il fallimento.

Potete leggere qui un breve resoconto sull’Unione Sarda di ciò che questa azienda ha affrontato negli ultimi tempi.
Un’azienda che, però, dal nulla, ha creato una realtà in grado di dare per anni lavoro a oltre 150 persone.

Oggi, sicuramente, mi immagino quante persone si saranno allontanate, e la solitudine che deve provare Tusacciu.
Solitudine che però è ampliata dalla nostra mentalità italiana, che tende a celebrare un fallimento imprenditoriale quasi come un funerale.
Se ripenso alle slides che più volte ho letto su Internet, ai convegni di Mind The Bridge, a ciò che ho avuto modo di conoscere personalmente nel nostro breve periodo in Silicon Valley dove abbiamo conosciuto diversi ragazzi (si, ragazzi) che si trovavano già alla terza, quarta azienda, mi viene un po’ di rabbia.
Rabbia perché qui da noi non viene data una seconda opportunità.
Rabbia perché non si apprezza ciò che si è cercato di fare.
Rabbia perché non si ricordano le cose comunque belle che una azienda ha fatto e che hanno permesso in certi periodi di dare lavoro, di offrire prospettive di crescita, di infondere OTTIMISMO.

A Tusacciu, che non conosco, va il nostro Grazie.
E chiudo con queste bellissime sue parole riportate nell’articolo:
«Ho perso tutto, tutto. L’azienda, il patrimonio personale, la mia casa. Mi rimane però la cosa più importante. Le opportunità che ho dato ai miei figli, tutte sfruttate con successo. Parlano il cinese, sono di casa in molte città del mondo, hanno capito che la conoscenza e le idee sono la nostra unica vera ricchezza. Il grande orgoglio della Plastwood»

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mag 19th by marcelloorizi

2 commenti

  1. Direi che nel nostro paese (o almeno in molte aree del nostro paese) non c’è una vera “cultura dell’innovazione”. Non si apprezza chi prova ad innovare, rischiando in proprio. Chi prova a fare network, a creare opportunità, a cercare strade nuove.
    Siamo ancora un paese dove la via principale di accesso al credito sono le banche, che valutano l’opportunità di finanziare un’impresa unicamente in base alle garanzie che è in grado di fornire (case, auto, clienti consolidati, impianti, ecc.) e non alle idee e ai progetti che ha. Figuriamoci se, dopo un fallimento, si può chiedere a una banca di rifinanziare un’altra idea! Gli verrebbe un coccolone al solo pensiero!
    E poi,diciamocelo, odiamo la meritocrazia. Nel paese del “posto fisso” e della “carriera per anzianità”, chi fa da sè e, rischiando in proprio, tenta di fare fortuna, viene visto con diffidenza. In un fallimento si sospetta subito la frode, non la sfortuna o l’errore involontario. Altro che seconda opportunità! Tusacciu (che nemmeno io conosco) ha tutta la mia solidarietà!


    Marco Ferrero



  2. Credo che la nostra rabbia sia dovuta al fatto che siamo una generazione tutta nuova, che è nata ricca ma si ritrova povera.Non come i nostri nonni, nati poverissimi e morti benestanti senza godere di cio’ che avevan fatto, nè come i nostri genitori nati poveri e adesso vecchi e attaccati a una ricchezza che si logora ogni giorno di più. Siamo nati ricchi e ci troviamo spogli e senza aiuto. Abbiamo tante idee e tanto rispetto, abbiamo tanta cultura e abbiamo avuto tanti agi e benefici da questa Italia famiglia, ma gli stessi benefici forse eccessivi, di cui abbiamo goduto, oggi ci tornano indietro come un conto amaro da pagare ad un sistema in decadenza.
    Il prezzo col quale paghiamo è quello dell’allontanamento da ciò che si ama, e la valigia è per chi ancora vuole poter dire di voler creare qualcosa, una scelta obbligata. Forse però è anche la salvezza delle nostre menti e la certezza che non è tutto tempo buttato. Torniamo in plancia :)


    Luigi Gambella



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