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Decreto Crescita: up and down

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Il movimento delle startup in Italia sta crescendo sempre di più a livelli che potremmo definire #unthinkable (come dice Marco Marinucci di Mind The Bridge in questo splendido articolo).

Fra le cose #unthinkable che stanno succedendo c’è sicuramente l’approvazione del Decreto Crescita 2.0 che dedica una sua parte interamente alle startup.
Il fatto che il governo abbia recepito questa grande voglia di cambiamento è un’ottima notizia di per sé, sia che lo abbia fatto per calcare un’onda (fantastico, significa che il movimento è cresciuto tantissimo), sia che ci creda realmente (e in questo caso il movimento avrebbe fatto anche goal).

Quindi, premessa necessaria di questo articolo, è che stiamo parlando, finalmente, di qualcosa di sicuramente positivo.

Adesso il decreto giungerà in parlamento per la sua conversione in legge e alcune modifiche potranno essere apportate. Gianluca Dettori in questo articolo, ed in una serie di precedenti articoli, propone i suoi suggerimenti per migliorarlo.

Credo che tutti noi dovremmo trovare un attimo di riflessione e proporre i possibili miglioramenti, alla luce delle nostre esperienze che sono sicuramente una diversa dall’altra.

Per questo motivo, ecco i miei “up and down”:

Aspetti positivi:
– la metodologia utilizzata: task force di esperti ed incontri pubblici di discussione
– la struttura del decreto, ovvero il fatto che sono state proposte riforme che affrontano il problema lungo tutta la filiera, dalla creazione alla crescita
– gli aspetti legati al lavoro: stock options, work for equity, tipologia di contratti ed in particolare la possibilità di prolungare il contratto a tempo determinato
– le detrazioni per chi investe nelle startup, 19% per le persone fisiche con un limite pari a 500K euro, 20% per le aziende con limite pari a 1,8 milioni di euro
– snellimento delle procedure fallimentari

Aspetti migliorabili:
Definizione di startup
I requisiti per essere definiti startup innovativa (30% delle spese in R&D, 1/3 di PHD, brevetti) sono troppo stringenti. Troppe startup davvero innovative rischiano di non rientrare in questi vincoli. Di fatto, le vere startup, non quelle dei baroni universitari, dovranno fare in modo di far risultare dal proprio bilancio investimenti in R&D superiori al 30%. Ad esempio, Prossima Isola ha ottenuto il brevetto italiano per WhereIsNow nel 2012, quattro anni dopo aver depositato la domanda e non avremmo potuto usufruire del terzo parametro.
Serve più coraggio.
A me piacerebbe che il parlamento definisse dei parametri molto vicini alla famosa definizione di startup fatta da Eric Ries in The Lean Startup: “a human institution designed to create new products and services under conditions of extreme uncertainty.” ma mi rendo conto che il concetto di “condizioni di estrema incertezza” non sia molto facile da tradurre in un articolo di legge.
Spinoff aziendali.
Il decreto mi pare lasci molta interpretazione sul ruolo che aziende consolidate possano ricoprire nel lanciare nuove startup (uno dei requisiti della startup innovativa è che “non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di
azienda”). Penso che sia stato scritto con la penna guidata dalla solita paura italica che qualcuno possa approfittare della normativa che si va ad introdurre. Di fatto, mi pare che questo punto possa ostacolare lo spin off di prodotti o servizi altamente innovativi, sviluppati all’interno di aziende e poi consolidati all’interno di uno strumento societario pensato ad hoc per fare crescere l’azienda. Per fare degli esempi: due dei casi più interessanti dell’ultimo anno riguardano Vivocha e Ecce customer, la prima con il supporto di Reatek, la seconda con quello di Decysion. Credo sia fondamentale garantire che questi casi possano essere replicabili ed anzi incentivati con la nuova struttura societaria delle startup innovative. Nel nostro piccolo, anche in Prossima Isola abbiamo pensato mille volte a dare vita ad una nuova azienda per WhereIsNow, Abbuydda, TripTo e tutte le idee che vengono partorite e sviluppate internamente. E credo che di situazioni come la nostra sia piena l’Italia in questo momento.
Costo del lavoro.
Non esistono startup innovative senza persone di talento. Persone di talento che devono essere ben retribuite. Il costo del lavoro in Italia è troppo elevato (uno stipendio netto di poco più di 1000 euro per 14 mensilità ha un costo aziendale intorno ai 30K euro, cui bisogna aggiungere IRAP e costi indiretti aziendali). Capisco che qui il tema sia strettamente economico. Allora facciamo delle scelte: concordo con l’idea di Gianluca Dettori di eliminare i contributi per i programmatori per i tre anni successivi alla loro assunzione.
Agevolazione per la exit.
Su questo punto, i VC italiani mi potranno sicuramente correggere ma io sento dire da anni che il problema italiano è che non si fanno abbastanza exit, sia IPO che M&A. Perché non inserire un bell’articolo che agevoli fiscalmente la grande azienda italiana o straniera che acquisti una startup italiana e continui a pagare le tasse in Italia?. Quanto potrà mai incidere sui conti pubblici? Quale sarebbe invece la ricaduta positiva, sia occupazionale che economica, di tali acquisizioni?
Fondo dei fondi.
Serve per poterci allineare ad iniziative come quella israeliana con la quale di fatto è stato fatto nascere il Venture Capital in Israele. Su questo punto mi pare di avere letto che verrà disciplinato con un decreto a parte. Bene, l’importante è che si faccia e che possa diventare un’iniziativa strutturate, certa negli anni, non una soluzione una tantum.

Questi sono i miei suggerimenti.
Complimenti a chi ha lavorato nella task force ed in bocca al lupo a chi dovrà verificare il lavoro del parlamento ed assicurare che il decreto venga solo migliorato nella sua conversione in legge.

Venerdì prossimo sarò a Pula, presso la sede di Sardegna Ricerche, in occasione dell’evento “Sistema Startup – opportunità di finanziamento per startup innovative in Sardegna” per discutere di questo argomento con Mario Mariani, membro della task force, Marco Mulas CEO di Karalit, Emil Abirascid giornalista e fondatore di StartupBusiness e diversi startupper presenti all’evento.
Sarà l’occasione per ragionare insieme sui vantaggi di questo decreto e su come si possa ulteriormente migliorarlo.

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nov 03rd by marcelloorizi

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